Username
Password
Non sei ancora iscritto?
Registrati
















DAM Azienda

Menù principale

Parliamo di.....

DAM Prodotti

Chi è Online
Persone Online:
Visitatori: 4
Iscritti: 0
Totale: 4

   Informazioni: Le 10 regole d'oro per un successo  
Dupla informa
10 regole d'oro che ogni acquariofilo dovrebbe seguire per poter iniziare alla grande!


Regola n° 1 La vasca
C'è regola generale nella scelta dell'acquario: tanto maggiori saranno le sue dimensioni e la sua capienza, tanto più semplice risulterà la manutenzione. In un acquario piccolo (20-40 l) l'accumulo dei prodotti di scarto (ammoniaca, nitriti, nitrati, fosfati) avviene rapidamente, e può altrettanto rapidamente portare il sistema al collasso.
Per iniziare scegliamo una vasca di almeno 60 l, consci che ben presto la considereremo inevitabilmente troppo piccola per le nostre esigenze di appassionati acquariofili. In vasche di dimensioni ridotte si possono, peraltro, realizzare ambientazioni suggestive, ma necessitano di una buona esperienza per poter essere gestite senza problemi.
In commercio vi sono acquari realizzati da un gran numero di ditte specializzate, interamente in cristallo. Si tratta, normalmente, di prodotti di buon livello.
Sono sconsigliabili, invece, quelli sempre più spesso in vendita nei supermercati, e di solito provenienti da Hong Kong o dalla Cina. Sono inevitabilmente articoli economici, ma di bassissima qualità, che finirebbero per farci spendere nel tempo molti più soldi di quelli risparmiati all'acquisto.
Le vasche in commercio sono, in genere, già equipaggiate con un filtro biologico interno provvisto di pompa, un riscaldatore (spesso opzionale) e l'impianto di illuminazione contenuto all'interno del coperchio.

Importante è anche la scelta del mobile che dovrà sostenere l'acquario, in quanto questo ci permetterà di posizionarlo lontano dalla luce diretta del sole e, possibilmente, in un locale dove non si fuma e dove non vengono spruzzati insetticidi spray, che finirebbero con il contaminarne l'acqua.
Il mobile deve essere anche sufficientemente robusto, in quanto un acquario di circa 100 l di capacità allestito, può pesare fino a 150 kg, mettendo a dura prova la resistenza di qualsiasi scaffale o libreria.
Molto meglio, in questo caso, affidarsi a prodotti espressamente progettati per quest'impiego, che spesso dispongono, nella parte inferiore, di spazi dove alloggiare un filtro aggiuntivo o i vari accessori necessari alla manutenzione.

Regola n° 2 L'illuminazione
Scartate le comuni lampade ad incandescenza, che producono un calore eccessivo e forniscono una luce inadatta alla crescita delle piante, la scelta delle fonte di illuminazione ricade sui tubi al neon (fluorescenti) e sulle lampade a vapori di alogenuri (HQI) e a vapori di mercurio (HQL).
Le prime possono essere sistemate, con il gruppo di accensione - reattore, starter, interruttore - nel coperchio, spesso provvisto di parabole riflettenti, e sono quindi adatte ad acquari chiusi. Piuttosto economiche, permettono di accoppiare tubi con caratteristiche differenti, ad esempio fitostimolanti (bassa efficienza luminosa, favoriscono l'accrescimento delle piante), a luce bianca o diurna (buona resa luminosa e colore della luce abbastanza "naturale"), a spettro completo (alta efficienza luminosa, colore della luce simile a quello del sole).
Un buon rapporto fra i vari tipi di lampade utilizzabili è: 25-30% fitostimolanti, 25-50% luce bianca, 25-50% solari. Consigliabile, comunque, utilizzare sempre lampade con il massimo wattaggio possibile consentito dalla lunghezza della vasca.

Da alcuni anni sono in commercio fluorescenti "compatte" che, a parità di lunghezza, hanno un potenza in watt molto maggiore dei normali tubi al neon, e sono, quindi, molto adatte a vasche in cui è necessaria una grande quantità di luce per far crescere bene le piante.
Le lampade HQL e HQI possono essere utilizzate esclusivamente in acquari di tipo "aperto", in quanto i riflettori che le contengono devono essere sospesi ad una certa distanza dalla superficie dell'acqua. Si tratta di accessori piuttosto costosi, il cui acquisto è giustificato qualora si vogliano allestire acquari di tipo "olandese" o "giapponese", dedicati principalmente alla coltivazione delle piante acquatiche.
Le potenze più utilizzate sono 80 e 150 watt, che possono salire fino a 250 watt nel caso di vasche sviluppate in altezza. Lampade di questo tipo emettono una luce molto penetrante e ad altissima resa luminosa.
Al di la del tipo di illuminazione utilizzato, l'impianto deve rimanere acceso almeno 10-12 ore al giorno, un fotoperiodo che è meglio sia regolato da un semplice timer, in quanto anche un solo giorno di totale assenza di luce può creare notevoli problemi in un acquario sovrappopolato, o magari di recente allestimento.

Regola n° 3 Il filtraggio
Il tipo di filtraggio più adatto per un acquario d'acqua dolce, è determinato dalle dimensioni della vasca. Fino a 40-50 l di capacità si possono utilizzare tranquillamente piccoli filtri-pompa a cartuccia, posti all'interno della vasca stessa.
Il filtraggio operato è in genere di tipo "meccanico", ma in alcuni modelli è possibile utilizzare anche cartucce di carbone attivo, un materiale capace di fissare molte delle sostanze che "colorano" l'acqua.
Per vasche più capienti in genere si utilizzano filtri biologici interni o esterni di tipo "a cassetta", che vengono riempiti con materiali chimicamente inerti come i canolicchi di ceramica porosa o la lana di perlon.
Le colonie di batteri che si insediano al loro interno, degradano le sostanze di rifiuto (ammoniaca, nitriti) prodotte da pesci e piante, trasformandole in composti innocui o a bassa tossicità (nitrati).

Un altro filtro molto utilizzato è quello esterno "a secchiello", con circolazione forzata dell'acqua affidata ad una pompa di notevole capacità. A seconda dei materiali utilizzati, lo si può utilizzare come filtro meccanico o biologico. La sua comodità è rappresentata dal fatto di poter essere sistemato ad una certa distanza dall'acquario, ad esempio all'interno del mobile che lo sostiene.

Una soluzione molto avanzata tecnicamente è rappresentata dal filtro "a percolazione", in cui l'acqua della vasca viene fatta lentamente gocciolare (percolare) sui materiali filtranti, che non sono immersi nella stessa come nel caso del tradizionale biologico.
La sua capienza deve essere circa il 10% di quella dell'acquario, ed è necessario predisporre un prefiltro meccanico, da pulire frequentemente onde evitare intasamenti del filtro principale.
Nei filtri meccanici le cartucce filtranti (in genere spugne sintetiche) vanno risciacquate in acqua corrente frequentemente, mentre in quelli chimici i materiali (carbone attivo ed eventuali resine) vanno sostituiti o, comunque, rigenerati con uguale frequenza.
Al contrario, quelli utilizzati nei filtri di tipo biologico, eventuale pre-filtro escluso, vanno puliti il meno possibile, onde evitare di distruggere le preziose colonie di batteri, che dovrebbero essere ricostruite ex novo.
Utilissimi in questo senso, per "innescare" l'azione del filtro stesso, le confezioni di batteri disponibili in commercio, che possono essere utilizzati anche dopo i necessari, periodici, cambi parziali d'acqua mensili.

Regola n° 4 Il riscaldamento
La stragrande maggioranza dei pesci d'acqua dolce in vendita nei negozi (un eccezione è rappresentata dai pesci rossi e dalle carpe koi) proviene da aree geografiche tropicali, in cui la temperatura dell'acqua difficilmente scende sotto i 20-22 °C.
Da cui la necessità di riscaldare, almeno nelle stagioni più fredde, quella dei nostri acquari.
Il metodo più comune prevede l'utilizzo di un riscaldatore elettrico, composto da una resistenza contenuta in una provetta di vetro termico, provvista di chiusura stagna.
Quasi tutti i modelli sono provvisti, al loro interno, di un termostato, capace di mantenere la temperatura su valori stabili precedentemente fissati. Quelli in commercio hanno potenze che variano dai 25 ai 300 watt, proporzionate al volume di acqua da riscaldare, e possono essere posti in uno scomparto del filtro biologico a cassetta, se sufficientemente capiente, o direttamente all'interno della vasca, magari mimetizzati dagli oggetti (rocce, legni) utilizzati per l'arredamento interno.
Per evitare qualsiasi rischio di danno o cortocircuito, il riscaldatore deve comunque funzionare costantemente in immersione.

Un'alternativa è rappresentata dai cavetti flessibili riscaldanti, che vanno disposti al di sotto delle sabbia dell'acquario, in genere con degli appositi fermi a ventosa, e collegati anch'essi, eventualmente, ad un termostato.
La loro particolarità è di generare un flusso di acqua calda (effetto "falda freatica") che attraversa il substrato di fondo, favorendo la crescita delle piante.
Generalmente il solo cavetto non è sufficiente a mantenere l'acqua della vasca alla giusta temperatura, perlomeno per quelle di capienza superiore ai 50-60 l, e va quindi utilizzato accoppiandolo ad comune riscaldatore, collegando entrambi ad un unico termostato.
Anche se molti di quest'ultimi sono provvisti di scala graduata delle temperature, è indispensabile tenere costantemente sotto controllo quest'ultima mediante un termometro posto all'interno della vasca.
Ve ne sono di vari tipi: ad alcool (economici ma non particolarmente affidabili), a cristalli liquidi (da incollare sul vetro dell'acquario) ed anche digitali, in assoluto i più precisi oltre che costosi.

Regola n° 5 Il riscaldamento
Di fondamentale importanza per il benessere delle piante e dei pesci che vi ospiteremo, fondo e arredamento della vasca devo essere costituiti da materiali che non modifichino le caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua.
La sabbia in vendita è, in genere, di tipo siliceo, e viene commercializzata in diverse granulometrie. Per pesci "grufolatori" e per la coltivazione delle piante a adatta quelle a grana più fine (1-2 mm di diametro).
Il ghiaietto policromo e quella di quarzo (diversamente colorata), hanno un utilizzo più generico.
E' indispensabile che tutte siano prive di qualsiasi traccia di calcare, che innalzerebbe i valori del pH e della durezza dell'acqua.
Un semplice test permette, in caso di dubbio, di distinguere le sabbie (e anche le rocce) adatte da quelle che non lo sono. Basta versare alcune gocce di acido cloridrico (muriatico) sui materiali da testare: quelli calcarei "friggono", formando bolle, al contrario dei non calcarei, che non causano alcuna reazione.
In commercio si trovano moltissimi tipi di rocce utilizzabili per l'acquario d'acqua dolce tropicale. Da quelle arcobaleno, forate e dai colori piuttosto vivaci, che possono essere utilizzate per creare dei rifugi per i pesci più timidi o territoriali, alle lastre di granito ed ardesia, che forniscono degli spettacolare sfondi alla vasca (ma non bisogna eccedere, visto il loro notevole peso).
Particolarmente belle sono anche quelle granitiche e basaltiche, molto adatte, in virtù dei loro colori scuri, a mettere in risalto le livree dei pesci.
Gli zeoliti hanno, invece, la particolarità di riuscire ad assorbire piccole quantità di sostante azotate (ammoniaca), svolgendo, per un certo periodo di tempo, la funzione di filtro naturale.

Suggestivo è anche l'uso di legname. Quello di torbiera può resistere per anni in immersione senza essere attaccato da funghi e batteri, ma è spesso galleggiante e rilascia una notevole quantità di acidi umici, che tendono ad abbassare il pH dell'acqua, donandole, oltretutto un colore ambrato.
Affondanti e dalle forme bizzarre, sono invece i legni di savana, atossici e chimicamente neutri, che provengono da ambienti aridi e ventilati. Il legno fossile, a causa della sua rarità, è uno fra i più costosi materiali d'arredamento.
A meta strada fra roccia e pianta, proviene dalle foreste pietrificate, ammassi di alberi che in milioni di anni hanno visto le loro molecole vegetali sostituite da elementi minerali.

Regola n° 6 La chimica
Oltre alla temperatura, due sono i parametri dell'acqua che vanno costantemente tenuti sotto controllo nel nostro acquario. Il primo è il pH, che esprime l'acidità, neutralità o basicità dell'acqua.
Il pH 7, neutro, è quello dell'acqua distillata, valori superiori indicano alcalinità, valori inferiori acidità.
La maggioranza dei pesci d'acqua dolce vive bene a valori debolmente acidi o neutri (6,7-7), alcuni (ad esempio molti di quelli amazzonici) prediligono acqua più acida, solo pochi (i Ciclidi dei grandi laghi africani) nettamente alcalina.
Il pH è facilmente misurabile con appositi test in commercio o con un più sofisticato piaccametro elettronico digitale. I valori possono essere corretti, molto gradualmente, verso l'acidità (il caso più frequente) con gli acidificatori liquidi reperibili in commercio, o verso la basicità, immettendo nell'acquario materiale calcareo.

Altro parametro chimico importante è la durezza dell'acqua. Quella temporanea o parziale, espressa in gradi dKH, indica la quantità di carbonati e bicarbonati di calcio e magnesio presenti in soluzione, che precipitano se l'acqua viene bollita.
Quella totale, espressa in gradi dGH, misura, invece, la quantità degli ioni positivi (cationi), ad esempio calcio e magnesio, presenti.
La prima è direttamente collegata al pH e alla presenza in soluzione di CO2 (anidride carbonica), e i valori ottimali per la maggioranza dei pesci d'acquario sono compresi fra 3 e 6° dKH.
La seconda è influenzata soprattutto dalla presenza di eventuali materiali calcarei nell'arredamento, e i valori più adatti ai pesci e piante sono quelli (teneri o medio teneri) compresi fra 5 e 12° dGH.
Per ottenere acqua con i giusti parametri di pH e durezza, in genere è sufficiente "tagliare" quella di rubinetto con una corrispondente quantità di acqua demineralizzata o distillata.
Prima di essere utilizzata per riempire l'acquario, l'acqua così preparata va comunque fatta riposare 48 ore, per consentire l'evaporazione dell'eventuale cloro presente, e "biocondizionata" con gli appositi prodotti in commercio, che la rendono adatta alla vita dei nostri pesci.

Regola n° 7 Le piante
Tranne che in pochi casi (acquari salmastri o destinati a pesci, in genere Ciclidi, "scavatori") la presenza delle piante è un elemento indispensabile di ogni vasca tropicale d'acqua dolce.
Le specie in commercio sono moltissime, ma una prima distinzione può essere fatta rispetto a come posizionarle nell'acquario.
Si distinguono in questo senso piante da primo piano (Glossostigma elatinoides, Echinodorus tenellus), in genere a crescita lenta e non sviluppate in altezza, piante di secondo piano (Alternantera reineckii, Echinodorus amazonicus), che costituiscono i punti di attrazione della vasca, e piante da sfondo (Vallisneria spiralis, Rotala wallichi), normalmente coltivate in folti gruppi e potate raramente, così che possano, crescendo, raggiungere la superficie dell'acqua.
Un'altra distinzione possibile è quella in base al bisogno di luce delle varie specie. Alcune necessitano di luce diretta e in grande quantità per crescere velocemente, altre vanno piantate in zone meno illuminate, o all'ombra di esemplari di maggiori dimensioni.
In fase di allestimento dell'acquario è necessario predisporre un'adeguata fertilizzazione del substrato, attraverso prodotti di varie composizioni da mescolare alla sabbia.
Ad ogni cambio d'acqua, o seguendo una periodicità in genere settimanale, vanno aggiunti anche dei fertilizzanti liquidi, indispensabili per quelle piante che traggono la maggior parte del loro nutrimento non alle radici, ma direttamente dall'elemento liquido in cui vivono.
Una efficiente circolazione dell'acqua, generata dal filtro, è utile per evitare il deposito dei sedimenti sulle foglie, che finirebbero per costituire un ottimo substrato per la crescita delle alghe infestanti.
La somministrazione di anidride carbonica (CO2) rappresenta un buon sistema per vedere crescere le proprie piante acquatiche a velocità a volte sorprendenti, ed inoltre aiuta a mantenere il pH ai giusti valori.

Regola n° 8 I pesci
Un acquario appena allestito ha bisogno di un periodo di almeno due settimane di "rodaggio", in cui tutto funziona in assenza dei suoi ospiti principali, i pesci. Il loro ambientamento inizia nel momento dell'acquisto.
Purtroppo non tutti i negozianti sono persone corrette, e si può correre il rischio di acquistare animali malati o comunque debilitati. Accertiamoci che gli esemplari scelti non abbiano ulcerazioni, puntini bianchi o zone delle pelle "impolverate", tutti indizi di parassitosi in corso.
E' importante anche che nuotino regolarmente, e che non stazionino costantemente nei pressi della superficie dell'acqua, boccheggiando.

Una volta arrivati a casa, facciamo galleggiare il sacchetto con il quale li abbiamo trasportati per almeno quindici minuti nella nostra vasca, senza farci prendere dalla fretta di vederli subito nuotare. Questo servirà ad equilibrare i valori della temperatura fra l'acqua di trasporto e quella di allevamento. Per le specie meno "rustiche", sarebbe bene mescolare progressivamente al liquido contenuto nel sacchetto, quello dell'acquario, in modo da evitare agli animali eventuali repentine variazioni dei valori di pH e durezza.
Se l'intera operazione avviene a luce spenta, aiuteremo i nostri ospiti ad ambientarsi più rapidamente nella loro nuova residenza.
Nei giorni seguenti è importante osservare i pesci con attenzione, in modo da poter intervenire tempestivamente nel caso si manifestassero i sintomi patologici sopra citati.

Pesci adatti al primo acquario sono alcune specie di Pecilidi (Poecilia reticulata, il notissimo Guppy, Xiphophorus helleri, il portaspada, Xiphophorus maculatusí, o Platy), alcuni Ciprinidi (Puntius conchonius, Rasbora heteromorpha, Brachydanio rerio) e dei pesci "pulitori", come i Corydoras (C. aeneus, C. paleatus), che si occuperanno di eliminare l'eventuale cibo somministrato in eccedenza.
Di tutte le specie citate è bene acquistare almeno 4-5 esemplari, trattandosi di pesci che in natura amano vivere in branco.

Regola n° 9 Altri ospiti
Insieme ai pesci possono essere allevati, nel nostro acquario, altri animali, in genere Crostacei o Molluschi.
A quest'ultimo gruppo appartengono le lumache acquatiche, che molto spesso sono presenti come ospiti involontari (e spesso non graditi), deponendo questi animali le loro uova adesive sulle piante acquatiche, comprese ovviamente quelle che acquistiamo nei negozi.
Melanoides tubercolata, dalla conchiglia allungata si nutre di detriti ad alghe, svolgendo un'utile funzione di "spazzina" notturna.
Al contrario, la colorata Neritina zebra e Pachychilius sp. (quest'ultima raramente commercializzata) possono arrecare gravi danni alle piante, di cui si nutrono.
Anche le appartenenti al genere Planorbis (P. corneus, P. planorbis), dalla caratteristica conchiglia a spirale tonda, sono in grado di danneggiare le piante, ma solo se non le si nutre adeguatamente. Un'abitudine, questa, comune anche ad un'altra bellissima lumaca, Ampullaria scalare, provvista di una conchiglia gialla e di notevoli dimensioni, che la rende un ospite spettacolare e tutto sommato pacifico delle nostre vasche.

Senza problemi è, invece, l'allevamento di alcuni gamberetti di acqua dolce appartenenti ai generi Macrobrachium, Atyopsis e Caridina. Svolgono anch'essi la funzione di spazzini, nutrendosi dei detriti presenti sul fondo e, nel caso, ad esempio, di Caridina japonica, se allevati in gruppi numerosi, hanno un ruolo importante nel controllo delle alghe, impedendone il proliferare.
La grande diffusione di quest'ultima specie si deve al suo utilizzo nei già citati acquari di tipo "olandese" o "giapponese.

E' assolutamente da sconsigliare, invece, il mantenimento di una rana africana, Xenopus laevis, molto spesso in vendita nei negozi specializzati, in una vasca con pesci.
Gli esemplari di pochi centimetri di lunghezza, commercializzati normalmente, si trasformerebbero, infatti, nel giro di pochi mesi, in grossi anfibi predatori, destinati a diventarne presto gli unici abitatori!

Regola n° 10 Quale acquario?
C'è da premettere che gli acquari marini sono molto più complessi di quelli d'acqua dolce e pertanto sono consigliati a persone che hanno già un bagaglio di esperienza nel campo dell'acquariofilia, pertanto, poichè queste regole sono indirizzate più ai neofiti che ai veterani, tralasceremo le indicazioni riguardanti la gestione dell'acquario marino e ci concentreremo su quelle per l'acquario tropicale d'acqua dolce.
Vi sono diverse tipologie di acquari: l'acquario di comunità, l'acquario con una sola specie, l'acquario biotopo, quello olandese e quello geografico ecc..
La maggioranza degli acquariofili si orienta verso l'acquario di comunità perchè, ospita specie che non avendo particolari esigenze dal punto di vista delle caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua e mostrando un carattere poco aggressivo, ben si adattano alla coesistenza forzata pur provendo, magari, da areali lontanissimi tra loro.
In realtà, la stragrande maggioranza degli esemplari che arrivano nei negozi è riprodotta nei grandi allevamenti del sud-est asiatico, o, più recentemente, nel caso dei Ciclidi, di alcuni paesi dell'est europeo. Questo non esclude, però, la possibilità di dedicarsi ad altre due tipologie di acquario: quello geografico e quello biotopo. Nel primo, piante e pesci hanno, come provenienza, la medesima area geografica, ma non necessariamente lo stesso habitat.
Una vasca "amazzonica" può, ad esempio, contenere pesci e piante che vivono nell'acqua "scura" della foresta allagata o, in uno dei tanti piccoli, ed in genere limpidi, corsi d'acqua che scorrono sotto la volta degli alberi. Tali ambienti sono, al contrario, ricostruibili nell'acquario biotopo, con il quale si cerca di avvicinarsi il più possibile a quelli realmente colonizzati in natura dai pesci e dalle piante che abbiamo acquistato dal nostro negoziante di fiducia.
Indubbiamente, più che l'acquario "di comunità", quello biotopo consente di avvicinarsi al mondo dell'acquariofilia con un approccio naturalistico, come un tentativo, cioè, di portarsi a casa un pezzo di natura, piuttosto che un semplice, pur se affascinante, oggetto di arredamento.
 

 
Links Correlati
· Inoltre Dupla informa
· News by dam


Articolo più letto relativo a Dupla informa:
Le 10 regole d'oro per un successo


Valutazione Articolo
Punteggio Medio: 4.5
Voti: 4


Dai un voto a questo articolo:

Eccellente
Ottimo
Buono
Sufficiente
Insufficiente


Opzioni


Web site powered by PHP-Nuke Graphic by Vargash
All logos and trademarks in this site are property of their respective owner. The comments are property of their posters, all the rest © 2002 by PHP-Nuke Powered Site